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Archive for febbraio 2010

Avvertenze: le prossime righe sono una valvola di sfogo e una rivolta semiseria (e in solitaria) contro gli operatori telefonici.

Oggi avere una connessione è una necessità: per restare informati, per scoprire un mondo di cose nuove, per tenersi in contatto, per avere nuovi contatti… e per lavorare.
Finché siamo nella sfera ludica e del tempo libero, gli inghippi vengono vissuti in maniera leggera. Quando internet diventa questione di vita o di morte, di minuti e deadline categoriche, la faccenda si fa seria.

Passione per la rete? Direi più un calvario della telefonia. Da mesi sto attendendo che la mia connessione sia davvero adsl.
L’errore madornale l’ho fatto ad agosto scorso con il primo cambio d’operatore telefonico. “Il nuovo servizio però non è che fosse così idilliaco” – penso alquanto insoddisfatta e nostalgica della mia connessione precedente. Così, nell’ebbrezza del cambiamento mi getto come una folle verso un’offerta ‘vantaggiosissima’ (per chi?) di un altro operatore: dalla padella alla brace. E ben mi sta.
Da mesi sono appesa ad una internet key aspettando che si attivi il mio brillante servizio adsl, richiesto da tempo immemorabile: e mi arrivano le fatture di tre operatori, contemporaneamente. Magia dei tempi moderni: wow!

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Spesso alcune parole vengono logorate dall’uso, e stancano. Capita, invece, di deliziarsi le orecchie con un eloquio pulito, lineare ma ricco. O di leggere testi innovativi nei quali si utilizzano accostamenti forti fra parole nuove e antiche, almeno nel suono.

Ho avuto un’esperienza strana pochi giorni fa. Ero in una sala d’attesa, la radio sintonizzata su un programma noto – e la voce dello speaker è altrettanto conosciuta – e lo schermo del televisore, sospeso in alto, dove scorrevano immagini di uno speciale tg di approfondimento. Non potevo ascoltare l’audio, lasciato muto, e mi sono concentrata sulle immagini.

Ad un tratto, tre parole – o meglio tre aggettivi – hanno invaso lo schermo ordinate una dietro l’altra: interattiva, collettiva e virale.
Si parlava di comunicazione.
Tre aggettivi familiari, ormai quasi scontati nell’era del web 2.0: eppure la chiarezza e l’ordine d’ingresso mi sono rimasti in mente.
Una piccola osservazione: la quantità delle parole impiegate e la loro posizione nell’insieme può produrre effetti. Tanto che sono qui a parlarne.

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Ho trovato singolare l’arrivo di alcune email promozionali che hanno per oggetto: “Santi e Beati del giorno” e “La Liturgia della Domenica”.

La comunicazione è pervasiva e l’email marketing attecchisce anche dove meno te lo aspetti.
Considerando che non ho richiesto di ricevere nulla – ma non mi è affatto dispiaciuto – esiste l’allegra aggravante dell’audacia: potrebbere essere spam? Il mio credo non è un dato sensibile?

Meditate gente, meditate…

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Ieri stavo lavorando a dei testi e, fra le famose cose “da fare”, rimaneva ancora da pensare e scrivere un breve testo che descrivesse il lavoro che faccio,  in maniera personale ma narrato da un soggetto esterno.
Come il calzolaio che va con le scarpe rotte, mi sono detta, anche io scrivo per gli altri e a proposito di altri, poco  o niente su di me. Dover aggiungere due righe, che mi vedessero oggetto d’interesse, mi ha mandato in crisi. Avevo posticipato questo momento e alla fine è arrivato.

Tabula rasa. Linea piatta. Nessun idea. Aiuto! Poi, di colpo, visualizzo l’immagine della mia classe di prima elementare e un allegro cartellone variopinto. Ricordo che lo guardavo emozionatissima: potevo leggere quello che c’era scritto e potevo riscrivere le “paroline” che capivo. Così diceva la maestra. Da lì è iniziato tutto. Anche il mio mestiere.

Pensare, leggere e scrivere. Prima con la scuola, quasi un obbligo, e poi per lavoro: una vera fortuna. Il ricordo più allegro, e anche più colorato, è quello delle prime parole scritte con impegno sulla pagina del quaderno nuovo nuovo: “Il mare è azzurro”. Fantastico! Da quel giorno non ha più smesso (di leggere e scrivere).

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