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Archive for the ‘distrazioni’ Category

Bava di lumaca e siero di vipera per essere belle. Per il primo ingrediente niente da fare. Per la vipera possono chiamarmi: costo meno.vipera

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Secondo un articolo uscito sul Fatto Quotidiano, il Financial Times sta operando una ristrutturazione e punta sul digitale piuttosto che sulla carta.
Sembra che andranno a casa più di trenta cronisti e che ne verranno assunti dieci per l’online. Si potrebbe dire subito: fuori il vecchio e dentro il nuovo.

Invece la prima considerazione che ho fatto – per associazioni di idee e notizie nostrane – è stata questa: non si poteva nel tempo fare formazione ai ‘senatori’ e dargli modo di riconvertirsi al digitale?
Ma perché si pensa che si debba correre verso i nativi digitali e non sfruttare competenze di anni e anni di professione? Alla base del giornalismo ci sono sempre le stesse regole di qualità, che sembrano sempre più mancare nelle forme attuali di fare informazione. Magari il FT lo ha già fatto e quello che ho fatto è un pensiero inutile.

Faccio questa riflessione perché da mesi sento che tutti puntano sui giovani, per trovare incentivi per l’assunzione di giovani, per affrontare l’emergenza giovani… tutto vero.
Ma la fascia di persone che vanno dai 36 anni in su non viene mai citata: non sono giovani, non sono vecchi. E alla fine, spesso sono fuori dai giochi, istituzionali o no. Dimenticati. Eccezione: gli esodati.

(autoreferenzialità? mea culpa)

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due minuti di silenzio

due minuti di silenzio. anche tre

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passeggiata in bianco

passeggiata in bianco

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Prima di tutto buon 2012, arrivato da tre giorni appena. Secondo: aspetto con ansia il ponte della Befana benché io sia in semi-vacanza. Ma dal 6 gennaio fino all’8 non rischio telefonate inopportune.
Veniamo al dunque. Voglio fare una segnalazione tanto divertente (magari c’è chi non sapeva come me): su ilPost.it ho appena letto un articolo che ripropone, selezionandole, le trame delle serie televisive in 140 caratteri secondo l’hashtag #twittaserie. Appena ho inziato la lettura mi è venuto proprio da ridere, di gusto. E mi sono detta che la leggerezza – condita da ironia e sarcasmo – è una gran bella cosa. Le serie tv… non saprei.

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Quando penso ai social network, quando li frequento e leggo anche quello che scrivono gli altri – e spesso cose davvero interessanti – mi pongo sempre la stessa domanda: ma dove si trova tutto il tempo necessario per il #personalbranding?
Io, tutto questo tempo a disposizione, non ce l’ho. Sarà che mi brucia l’invidia, probabilmente.

Ho letto proprio oggi – tramite un tweet di @semerssuaq – che invece bisogna coltivare la propria reputazione online. E grazie alla ‘cinguettata’ mi son letta un articolo su D di Repubblica: “Cosa si dice di te sul web”.

Poi facendo un giretto su Google+ mi imbatto in un post di Marshall Kirkpatrick che riporto (è un post pubblico)

I was just told by an entrepreneur that “the one thing people have control over is their time.” I don’t think that’s true, do you? Please, change my mind about this if you can. 1. Most people can’t get much money for their time so they have to give a lot of it up. 2. Most people have kids. 3. A large percentage of people have experienced something on the continuum of subtle conditioning through trauma that substantially impedes the exercise of free will later in life.

The person I spoke to said “people decide how to use their time every day.” I know for me though, my time and energy are more precious than almost anything else and I feel quite fortunate that I get to choose how I spend them. I’ve struggled my whole life to make sure I am in circumstances that allow me to make that choice daily.

Do people have control over their time?

La risposta definitiva ancora non l’ho trovata. Dipende ogni volta dal periodo lavorativo che attraverso.

Secondo me alla fine vale la massima latina in medio stat virtus. O chatto, posto, twitto… o lavoro, cucino e vado a fare la spesa, visto che la famiglia mi reclama (ma i compiti sono salomonicamente divisi).

#moraledellafavola: il tempo è prezioso.

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Un pensiero veloce e colorito sulla possibilità o meno di esprimere le proprie opinioni – si spera sempre nella maniera più oppotuna possibile e ringraziando il cielo che ancora esistono opinioni (giuste o sbagliate). E si spera che il cervello, sapido abbastanza, dia segni di vita, senza che:
1- dall’altra parte, ossia il nostro interlocutore, ci si innervosisca e si cominci a mostrare evidenti segni di insofferenza, se non di aggressività… da entrambe le parti;
2- chi si esprime, capisce che ha ancora sale in zucca e dice cose sensate ma… il contesto non è solidale e quindi si avverte una certa fretta a chiudere il discorso.
Nel primo e nel secondo caso è sempre colpa del pepe, causa scatenante del prurito, ma l’interpretazione della situazione fa la differenza.

Modi di dire, connessioni di parole e voglia di scrivere con poco senso qualcosa di frivolo e poco british. (L’ispirazione m’è venuta pensando alle notizie di questi giorni. 1 2 3 4 e altro ancora che trovo mentre giro in internet)

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