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Archive for the ‘minima moralia’ Category

Scrigno con perleConversando, seriamente, con un’amica me ne esco con una frase che ho catalogato come ‘perla di saggezza della settimana’. E la dono (a chi vuol farsi una risata). Mi è venuta così.

“A una certa età capisci che va bene ugualmente essere meno esigenti, bisogna essere più flessibili con se stessi. È come per il Tom Tom: quando sbagli puoi ricalcolare il percorso. Alla meta ci arrivi comunque”.

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Non posso capire chi manda una newsletter di invito a un corso di scrittura e scrive che è “l’ennesima” edizione, non ricordo quale, utilizzando un numero romano con aggiunta di aulico pallino – in apice – per rendere il numero romano, giá di per sé ordinale, ancor più ‘ennesimo’.
Non è un buon biglietto da visita. E l’email prende la strada del cestino.

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Facebook_Mark_ZuckerbergMark Zuckerberg è entusiasta. Si è appena comprato Whatsapp, per la modica cifra di 19 miliardi di dollari. Una cifra – sembra – mai pagata per una startup.
Questo mi fa pensare a quanto sia indietro l’Italia… stiamo imparando ora cosa significhi startup. E ci tocca sempre – o quasi – guardare gli altri che fanno le cose.
Poveri noi. Povera Italia.

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Sto per pubblicare il post precedente e vedo nell’anteprima uno spazio dedicato alla pubblicità che ‘occasionalmente’ qualche lettore potrebbe vedere.
Il mio account wordpress è gratuito e quindi mi ritrovo questo problema.

Non è ovviamente pubblicità mia o sulla quale io percepisca alcuna somma.
Adesso sono a posto con la mio ossessione di trasparenza :-)

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Segnale: vietato introdurre cani

Pensieri semiseri dopo una passeggiata serale fatta per riprendermi dalla morsa del caldo. Non ho resistito a scattare delle foto. Perché ho visto concretizzarsi un mio pensiero ricorrente.

Premessa prima
L’Italia, il Belpaese, la culla della civiltà e del diritto romano, patria di ingegni e personaggi storici…
Dovremmo campare di enogastronomia e turismo, da quante risorse abbiamo: una miniera d’oro.
Parole sacrosante – inspiegabilmente mai rese azioni concrete, concretissime.
Poi capisco il perché: manca sufficiente materia prima, ossia la materia grigia unita a quella buona educazione insegnata lustri fa e un po’ di schiena dritta.

Premessa seconda
Se siamo arrivati a questo punto – dove i tg sono pieni di rubriche dedicate agli animali, mentre tanti fatti di cronaca o di approfondimento languono tristemente senza trovare spazio; dove le pubblicità dedicate agli amici a quattro zampe ti fanno quasi credere che quello che dai da mangiare agli animali è degno delle quattro stelle Michelin – ecco che compaiono sparute schiere oltranziste di intelligenze italiche, che tentano di riportane un po’ di sale in zucca all’orda sterminata di bipedi, barbari accompagnatori di quadrupedi inconsapevoli di portar così tale scompiglio.

Premessa terza
Non sono un’animalista ma compro prodotti che mi garantiscono il rispetto degli animali. Non ho animali domestici e stermino solo mosche, zanzare e insetti se si azzardano a entrare dentro casa mia.
Ho avuto in passato cani e gatti ma dato che conduco una vita un po’ frenetica e credo che un animale debba essere trattato con rispetto e attenzione, ho preferito non tenerne più.
Ritengo che in certi casi a me noti, gli animali tenuti in casa soffrano di più che se fossero allo “stato libero”.

Arriviamo al sodo
Senza fare di tutt’erba un fascio, credo che si sia arrivati a questo tipo di comunicazione uno a molti, o forse uno a uno (vedi foto) perché il grado di civiltà è talmente elevato che i simboli dei cartelli siano diventati semioticamente irrilevanti per bipedi accompagnatori (leggi: proprietari di cani a passeggio nelle aree pubbliche, e anche private).

cartello per possessori di caniHo letto il cartello ultra casalingo e mi sono detta: hai centrato il bersaglio, grande aedo di omerica memoria!
Quasi quasi faccio un bel copia-incolla. Eh già… anche nell’area verde vicino casa mia vedo scorazzare tanti cani con padroni al seguito, e non viceversa, che non si sognano lontanamente di avere paletta e sacchetto in dotazione per raccogliere le sacre eiezioni canine. E io dovrei portare a giocare figlio e nipoti in quell’erba profumata?

In questo “male comune mezzo gaudio” non gaudisco affatto. Mi spiego invece anche da queste piccole (o grandi cose) perché siamo in queste condizioni di inciviltà e di paradosso: si difendono spesso a spada tratta i diritti degli animali e si considerano i diritti degli uomini e il rispetto delle elementari norme di convivenza come appartenenti al regno minerale.
L’Italia sta perdendo i pezzi, grazie alle picconate di questi emeriti cafoni.
E non parlo dei cani.

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Secondo un articolo uscito sul Fatto Quotidiano, il Financial Times sta operando una ristrutturazione e punta sul digitale piuttosto che sulla carta.
Sembra che andranno a casa più di trenta cronisti e che ne verranno assunti dieci per l’online. Si potrebbe dire subito: fuori il vecchio e dentro il nuovo.

Invece la prima considerazione che ho fatto – per associazioni di idee e notizie nostrane – è stata questa: non si poteva nel tempo fare formazione ai ‘senatori’ e dargli modo di riconvertirsi al digitale?
Ma perché si pensa che si debba correre verso i nativi digitali e non sfruttare competenze di anni e anni di professione? Alla base del giornalismo ci sono sempre le stesse regole di qualità, che sembrano sempre più mancare nelle forme attuali di fare informazione. Magari il FT lo ha già fatto e quello che ho fatto è un pensiero inutile.

Faccio questa riflessione perché da mesi sento che tutti puntano sui giovani, per trovare incentivi per l’assunzione di giovani, per affrontare l’emergenza giovani… tutto vero.
Ma la fascia di persone che vanno dai 36 anni in su non viene mai citata: non sono giovani, non sono vecchi. E alla fine, spesso sono fuori dai giochi, istituzionali o no. Dimenticati. Eccezione: gli esodati.

(autoreferenzialità? mea culpa)

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“Sempre meglio che lavorare…”
Una risposta che scherzosamente a volte mi danno quando dico che sono giornalista. Loro si divertono, io un po’ meno. Pazienza.

“Eh, voi siete una casta…”
Ma voi chi? Non sono solita usare il plurale maiestatis, ergo si riferiscono a un gruppo di cui non faccio parte: infatti spiego che sono freelance e questo spero faccia qualche chiarezza sulla differenza fra “loro” (la casta giornalistica) e me.

E poi adesso ci sono le elezioni. Allora comincio anche a dare ragione a chi critica con forza la categoria – aristotelicamente parlando – dei giornalisti.
Ma se uno vuole fare questo mestiere, essere il più possibile obiettivo, avvicinarsi alla verità sapendo che coglierla non è possibile (criterio di veridicità) e tutte le cose che ti insegnano sulla professione… come si fa poi a scendere in politica e fare campagna elettorale? E magari, poi, se non vinci tornare tranquillamente a fare il tuo lavoro… ma con quale credibilità?

IMHO: per i giornalisti quasi meglio non votare affatto, figuriamoci entrare nell’agone politico.

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