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Archive for the ‘radicale libero’ Category

Credits: Cittadinanzattiva.it

#sonomalatoanchio

La salute è un bene di tutti. A forza di tagliare la spesa pubblica per la sanità, curarsi diventerà un lusso per pochi. Deve essere una garanzia per tutti, invece.

Inizia il tour per l’Italia del Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva.

Dopo 35 anni di lotte, si combatte ancora per i diritti di tutti.
E allora scendi in piazza anche tu, muoviti per la tua salute.
Muoviti per la salute delle persone care. Muoviti per la salute di chi non conosci. Muoviti per la salute di chi ancora deve nascere.

 Image Credits: Cittadinanzattiva.it
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Tutto in una mano

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Bava di lumaca e siero di vipera per essere belle. Per il primo ingrediente niente da fare. Per la vipera possono chiamarmi: costo meno.vipera

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Prima di tutto buon 2012, arrivato da tre giorni appena. Secondo: aspetto con ansia il ponte della Befana benché io sia in semi-vacanza. Ma dal 6 gennaio fino all’8 non rischio telefonate inopportune.
Veniamo al dunque. Voglio fare una segnalazione tanto divertente (magari c’è chi non sapeva come me): su ilPost.it ho appena letto un articolo che ripropone, selezionandole, le trame delle serie televisive in 140 caratteri secondo l’hashtag #twittaserie. Appena ho inziato la lettura mi è venuto proprio da ridere, di gusto. E mi sono detta che la leggerezza – condita da ironia e sarcasmo – è una gran bella cosa. Le serie tv… non saprei.

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Da ieri si spendono parole, video, immagini, suoni sugli scontri di Roma. In realtà, è stato dato spazio anche alle motivazioni che hanno spinto una folla pacifica a manifestare il proprio disagio per un’epoca che è governata dall’incertezza.
Un’orda ben organizzata di black bloc – e uso pure io ‘sto nome anche se di appellativi poco gentili ne avrei da vendere – ha messo a ferro e fuoco la Capitale, togliendo la scena ai manifestanti. Lanci di sanpietrini, mezzi blindati della polizia poi incendiati, vetrine spaccate e minacce ai manifestanti, che non si aspettavano questo delirio.

Erano in tanti i black bloc, ancora di più i manifestanti. Ma il punto non sta nei numeri, piuttosto nell’organizzazione, a mio avviso. A Roma non c’ero, lo dico per dovere di cronaca, ma da osservatrice esterna costernata, ho fatto subito un pensiero.
La chiave di tutto è l’organizzazione: un gruppo ben organizzato che si oppone a una folla non proprio strutturata.
E qui cito, ma non in maniera colta e me ne vedo bene, la teoria dell’élite che tanto si studia sui banchi universitari in materia di politica, comunicazione e sociologia. Un assunto applicabile per astrazione alla giornata di ieri. Pochi ma organizzati possono fare molto più – e anche ‘governare’ – tanti non organizzati.
Per il triste episodio di Roma non si tratta di governare o di potere politico, ma di agire.  I black bloc erano organizzati, e in mezzo a una folla che forse lo era meno – o meglio che era meno preparata ai disordini a dispetto di esperienze passate – sono riusciti a fare quello che volevano, nonostante coraggiosi tentativi di fermarli.

Su twitter ho letto suggerimenti giustissimi, cose che avevo anch’io pensato possibili: un’arma efficace era quella di accerchiarli, pochi alla volta; togliere caschi, bandane e cappucci e fargli una bella foto. Cheeeese! lo scatto è fatto e mandato sulla Rete: e il black bloc ora riconoscibile diventa di colpo disarmato. O per lo meno se continua a far danni c’è chi lo va a cercare.
Soluzione un po’ pericolosa, che richiede organizzazione e coraggio: ma un ottimo antidoto, magari, per le manifestazioni future. Se a Roma rimarranno ancora intatte le strade su cui marciare.

Si sapeva di un possibile attacco dei black bloc? Si scambiavano messaggi sulla Rete per darsi appuntamento? Se sì… beh allora la nostra intelligence dov’era? E ci siamo ritrovati con i poliziotti quasi assediati e manifestanti che, nel mezzo del putiferio, scappano cercando un luogo sicuro.

Mi viene solo da dire che l’organizzazione occulta si combate con l’organizzazione trasparente di chi manifesta, che al giorno d’oggi deve preoccuparsi di difendere non solo le idee, ma anche tentare di preparasi ad isolare questi fenomeni di lucida follia.

Buona domenica.

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Io che non amo molto il mare e che soffro terribilmente l’umidità, non sceglierei sicuramente la città di Venezia per lo stanziamento della mia tribù. Ma oggi qualcosa potrebbe farmi cambiare idea (per celia, ovvio).
Notizia fresca di giornata, come il pesce migliore – si rimane in tema -, a favore di Internet e del diritto di accesso alla rete: la Giunta comunale di Venezia dovrebbe votare un emendamento per modificare lo Statuto e inserire Internet come strumento essenziale all’esercizio dei diritti di cittadinanza.
Dunque Internet= diritto, come ho scritto già qui. Si potrebbero aprire scenari interessanti in tutto il territorio nazionale.
E se siamo davvero in alto mare con riforme, diritti e democrazia legati alla dimensione digitale, potrebbe darsi che l’acqua alta di Venezia ci salvi da un atroce destino senza wi-fi libero. Evviva l’umidità, allora.
(Ringrazio anticipatamente Filippo, che non conosco e che ha postato la foto nel 2008, e il sito nonzio.com che la ospita. Se devo ringraziare qualcun’altro lo faccio volentieri. E chiedo venia per la sottrazione indebita… ma l’immagine era perfetta!)

 

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Non è così che doveva andare. O almeno lo speravamo. Parlo al plurale perché credo che a pensarla come me siano in tanti. Tanti quanti la rete possa contenere.

Il ddl intercettazioni non è stato emendato come ci si aspettava. Internet è di nuovo in pericolo, specialmente i blogger che al contrario dei giornalisti dei quotidiani online (nazionali) non hanno alle spalle avvocati ed editori pronti a pagare (?). Anche per l’editoria online locale si mette male perché non avrebbe quella forza economica sufficiente per sostenere sanzioni.

Rettificare dopo 48 ore (podcast per podcast, articolo per articolo… a seconda di come venga diffusa la notizia incriminata): pena una sanzione fino a 12.500 euro.

Speriamo – è rimasta solo la speranza? forse no – che succeda qualcosa: la rete è ancora in pericolo.

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