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Archive for the ‘uds_uomo della strada’ Category

Scrigno con perleConversando, seriamente, con un’amica me ne esco con una frase che ho catalogato come ‘perla di saggezza della settimana’. E la dono (a chi vuol farsi una risata). Mi è venuta così.

“A una certa età capisci che va bene ugualmente essere meno esigenti, bisogna essere più flessibili con se stessi. È come per il Tom Tom: quando sbagli puoi ricalcolare il percorso. Alla meta ci arrivi comunque”.

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Segnale: vietato introdurre cani

Pensieri semiseri dopo una passeggiata serale fatta per riprendermi dalla morsa del caldo. Non ho resistito a scattare delle foto. Perché ho visto concretizzarsi un mio pensiero ricorrente.

Premessa prima
L’Italia, il Belpaese, la culla della civiltà e del diritto romano, patria di ingegni e personaggi storici…
Dovremmo campare di enogastronomia e turismo, da quante risorse abbiamo: una miniera d’oro.
Parole sacrosante – inspiegabilmente mai rese azioni concrete, concretissime.
Poi capisco il perché: manca sufficiente materia prima, ossia la materia grigia unita a quella buona educazione insegnata lustri fa e un po’ di schiena dritta.

Premessa seconda
Se siamo arrivati a questo punto – dove i tg sono pieni di rubriche dedicate agli animali, mentre tanti fatti di cronaca o di approfondimento languono tristemente senza trovare spazio; dove le pubblicità dedicate agli amici a quattro zampe ti fanno quasi credere che quello che dai da mangiare agli animali è degno delle quattro stelle Michelin – ecco che compaiono sparute schiere oltranziste di intelligenze italiche, che tentano di riportane un po’ di sale in zucca all’orda sterminata di bipedi, barbari accompagnatori di quadrupedi inconsapevoli di portar così tale scompiglio.

Premessa terza
Non sono un’animalista ma compro prodotti che mi garantiscono il rispetto degli animali. Non ho animali domestici e stermino solo mosche, zanzare e insetti se si azzardano a entrare dentro casa mia.
Ho avuto in passato cani e gatti ma dato che conduco una vita un po’ frenetica e credo che un animale debba essere trattato con rispetto e attenzione, ho preferito non tenerne più.
Ritengo che in certi casi a me noti, gli animali tenuti in casa soffrano di più che se fossero allo “stato libero”.

Arriviamo al sodo
Senza fare di tutt’erba un fascio, credo che si sia arrivati a questo tipo di comunicazione uno a molti, o forse uno a uno (vedi foto) perché il grado di civiltà è talmente elevato che i simboli dei cartelli siano diventati semioticamente irrilevanti per bipedi accompagnatori (leggi: proprietari di cani a passeggio nelle aree pubbliche, e anche private).

cartello per possessori di caniHo letto il cartello ultra casalingo e mi sono detta: hai centrato il bersaglio, grande aedo di omerica memoria!
Quasi quasi faccio un bel copia-incolla. Eh già… anche nell’area verde vicino casa mia vedo scorazzare tanti cani con padroni al seguito, e non viceversa, che non si sognano lontanamente di avere paletta e sacchetto in dotazione per raccogliere le sacre eiezioni canine. E io dovrei portare a giocare figlio e nipoti in quell’erba profumata?

In questo “male comune mezzo gaudio” non gaudisco affatto. Mi spiego invece anche da queste piccole (o grandi cose) perché siamo in queste condizioni di inciviltà e di paradosso: si difendono spesso a spada tratta i diritti degli animali e si considerano i diritti degli uomini e il rispetto delle elementari norme di convivenza come appartenenti al regno minerale.
L’Italia sta perdendo i pezzi, grazie alle picconate di questi emeriti cafoni.
E non parlo dei cani.

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Da mesi rimugino sulla questione “andare all’estero” e abbandonare la barca che sembra affondare. Non pensando a me, ma a qualcuno a me vicino che ha deciso di andare via e tentare la fortuna. Mi sembra di essere tornata al secolo scorso, alla condizione degli emigranti italiani.
Chi non ha prospettive guarda altrove, oltre le Alpi o oltre oceano. Questo mi viene da pensare.
Invece io di prospettive ne ho sempre adocchiate tante.
Sará che il mio bicchiere lo vedo sempre mezzo pieno.
Positivitá ed ottimismo danno forza di andare avanti col sorriso.
Però qualcosa può cambiare nel mio modus vivendi: non sono convinta che la barca Italia sia destinata ad affondare, ma se gli ‘onorevoli’ italiani se la prendono cosí comoda, dovrò imparare a nuotare.
Per ora so fare solo ‘il morto’. Mica male, mi sono detta stamattina: mi portò avanti con le simulazioni.
E si spera davvero che non ce ne sia bisogno.

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Veloce segnalazione di un articolo che riunisce 50 blog di giornalisti che possono essere una buona fonte di info e dritte per altri giornalisti.
Devo iniziare a spulciare i vari link, e quindi non so dare un primo commento sulla rassegna:
Spero di farlo presto ma mi sembrava una buona idea condividere subito il link.

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Roba da matti. Compro uno smartphone nuovo, in sconto sì ma sempre costosetto (non dico la marca del produttore e me lo riservo in caso per dopo, avendo fatto comunicazioni scritte: carta canta).
Tempo di utilizzo tre giorni, mostra i primi difetti. Chiamo per sapere se mi restituiscono i soldi e mi dicono che no, non possono, Ma mi farebbero un buono da spendere. E io penso: ma come? mi date una “sòla” e devo pure ricomprare da voi? Scema sì, ma non due volte.

Mando in assistenza – e pensa che sono una cliente business che dovrebbe avere la precedenza. Si prendono il cellulare il 24 ottobre e me lo rendono il 12 novembre. Alla faccia del celere… tutto è relativo a questo mondo, dunque.
Accendo il cellulare e dopo neanche due ore ripresenta lo stesso problema. Lo tengo una settimana per verificare che non sia un caso e constato che il guasto (spegnimento improvviso) si ripresenta ancora più spesso di quando lo avevo comprato.

Chiamo il servizio clienti, spiego la situazione chiedendo se sostituiscono il dispositivo che è sotto garanzia, non ha neanche due mesi di vita e ne ha passato circa un terzo in assistenza. Mi rispondono che posso riportarlo in assistenza.
Se il cliente dovrebbe essere re, In Italia come al solito non è nemmeno suddito. Non esiste proprio, anche se paga.
Morale della favola: devi rispolverarmi il codice del consumo e incazzarmi un po’ di più. Vediamo se produco l’effetto desiderato.

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Emilia Romagna e Lombardia stanno attraversando momenti critici. Segnalo, fra le numerose iniziative intraprese  (meno male che ancora qualche segno di spirito italico esiste), quella promossa da ANSO e UniCredit: coinvolge i quotidiani online. Una campagna per la raccolta fondi promossa da chi fa l’informazione a casa tua per aiutare la casa di qualcun altro.
I versamenti possono essere fatti sul conto corrente messo a disposizione già nei giorni scorsi dall’istituto bancario e non sono previste costi di commissione (e ci mancherebbe pure!).

Tutte le info le trovi qui.

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Notizia di ieri. Lucio Dalla non c’è più, materialmente parlando. Spiritualmente è un altro discorso.
Un infarto, ho letto e sentito da tv, radio, quotidiani.

Mi fa strano vedere in tv le immagini di Bologna e di via D’Azeglio dove per anni ho vissuto, proprio nello stesso palazzo dov’era spesso Lucio Dalla. Lo incontravo raramente ma mi è rimasta sempre in mente la mattinata di una domenica (il primo incontro live!) nella quale rientravo a casa con la valigia e le rotelle  che mi permettevano di trascinarla facevano, in effetti, molto rumore. Si apre di colpo la porta al piano terra e una faccia un po’ buffa, scarmigliata e nascosta dalla barba incolta fa capolino. Mi fissa e fissa la mia valigia: “Mi scusi, faccio un po’ casino”. “Eh sì!”. “Eh, già!” ribatto io rossa come un peperone “Buona domenica” aggiungo e faccio per salire la scale.
E lui mi fissa ancora serio poi scoppia in una serena risata. Io penso… che faccio vado? gli dico che sento sempre le sue canzoni, che quando fa le prove tengo la finestra aperta, anche se fa freddo, per sentire la musica che viene dal cortile (Bologna è tutto portico e cortile)… mi piace un sacco.

Ma a vent’anni ti vergogni anche della tua ombra – forse i vent’anni di allora, i mie vent’anni – e quindi me ne sono andata di fretta dicendo di nuovo “Buona domenica!”.
Se lo avessi incontrato con una quindicina di anni in più, e la faccia un po’ tosta che il fare la giornalista a volte ti fa venire, non mi sarei fatta scappare l’occasione di rompergli le scatole per avere un’intervista.

Di seguito, per sentimentalismo puro e stima vera, lascio il testo di una canzone che ha segnato parte della mia vita, anzi della mia personale colonna sonora.

Henna

Adesso basta sangue ma non vedi
Non stiamo nemmeno più in piedi…un po’ di pietà
Invece tu invece fumi con grande tranquillità
Così sta a me che debbo parlare fidarmi di te
Domani domani domani chi lo sa domani sarà
Oh oh chi non lo so quale Dio ci sarà io parlo e parlo solo per me
Va bene io credo nell’amore l’amore che si muove dal cuore
Che ti esce dalle mani che cammina sotto i tuoi piedi
L’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli
Animali delle piante che sembra che ti sorridono anche quando ti chini per portarle via
L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare
L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare
Ok ok lo so che capisci ma sono io che non capisco cosa dici
Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle
Nei silenzi dell’immensità
ma chissà se cambierà oh non so se in questo futuro nero buio
Forse c’è qualcosa che ci cambierà
Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà
Oh ma oh il dolore che ci cambierà
E dopo chi lo sa se ancora ci vedremo e dentro quale città
Brutta fredda buia stretta o brutta come questa sotto un cielo senza pietà
Ma io ti cercherò anche da così lontano ti telefonerò
In una sera buia sporca fredda
Brutta come questa
Forse ti chiamerò perché vedi
Io credo che l’amore è l’amore che ci salverà
Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà

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