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Posts Tagged ‘scrittura’

Da quando l’ho incontrata – metaforicamente parlando – cerco sempre di leggere qualcosa di suo almeno una volta a settimana. Anche solo un post.
Per chi lavora con le parole è una fonte di ispirazione e una fonte di informazioni. È Annamaria Testa.

La trovi anche qui (una miniera) e là (un tesoretto). Lì è scontato, o quasi. Qua è tempo ben speso.

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  • Non fanno risparmiare tempo.
  • Sono aggressivi.
  • Non ti aiutano veramente a ricordare.
  • Ti spingono a scoprire cosa c’è dopo, concentrandoti poco sul messaggio che stai leggendo ora.
  • Ti sei già dimenticato il primo punto?

 

E infatti di punti si parla, di elenchi puntati (bullets), per la precisione. Sembra non vadano più di moda nelle presentazioni. Lo dice Seth Godin.

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Bellissimo post di Seth Godin. Breve chiaro e, come per altri post, denso di spunti per riflettere.

La carenza di artisti (o di persone che creano novità e innovazione, e in questo contesto anche per chi lavora su contenuti) non sarebbe da imputare ad una innata quant rara creatività o capacità di cimentarsi nelle cose, di iniziare un’avventura.
Sarebbe causata dal fatto che, da sempre, si è sottoposti da un lavaggio del cervello. Ci si convince – per comune sentire –  che siamo “naturalmente” capaci di correggere, dare consigli e criticare. Mentre saremmo quasi inadeguati per disegnare una nuova realtà e cominciare da zero un progetto.

Questo accade spesso nel mondo della scrittura, inteso nella sue varie dimensioni: chi non si è sentito autorizzato a correggere un testo di un altro senza doversi professare copy editor di mestiere?
Si parte da quando siamo piccoli, con i compiti corretti a casa da mamme, sorelle o da chi afferra casualmente il tuo quaderno per primo, mentre lo osservi e sudi freddo sperando di aver azzeccato tutte le acca.

La creatività viene prima, prima delle correzioni. Bisogna in qualche modo esercitarla, perché potremmo sorprenderci. Davvero.

 

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In questo pomeriggio afoso e soffocante di lavoro mi sono concessa 15 minuti di distrazione, che ora saranno inevitabilmente di più dato che ho deciso di scrivere questo post.

Gironzolando per la rete, non dimentico mai di dare un occhio a cosa mi cinguetta Twitter, e fra le appetitose proposte del menù volatile gli occhi mi si sono fermati su di un tweet e relativo link: e ho fatalmente cliccato.

Idea simpatica, almeno per me, ricordare che nella professione dello scrittore/redattore  freelance esiste un’etica, un codice non esplicito che è sempre bene seguire per non avere brutte sorprese: “The Ten Commandments of Freelance writers”.

Dieci leggeri paragrafi che richiamano le pesanti tavole della legge, ma non hanno nulla di oppressivo.

Magari qualche cosetta la si sapeva già (non parlare con un cliente degli altri clienti, non parlare male dei colleghi…)  ma vale la pena di buttarci un occhio e rimandare qualche cosa a memoria.

In effetti…aggiungerei alla decina un altro punto, più che un comandamento è un consiglio: siamo seri ma non prendiamoci troppo sul serio.

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creativejoy_freelanceswitch_com

Voglio proporvi un articolo che ho appena letto su FreelanceSwitch.com a firma di Seth Simonds. Il pezzo ha catturato la mia attenzione perché diretto a chi, come me, svolge un’attività indipendente, freelance. Come categoria, specie nel giornalismo, è lievemente ignorata ma in questi ultimi tempi vedo che se ne sta sempre più discutendo. Certo è che esistono pro e contro, ma si ottiene un grado di libertà d’azione – quando si è fortunati e si hanno opportunità di lavoro serie – e di gestione del tempo che almeno regala qualche vantaggio.

L’articolo propone cinque vie per ritrovare la gioia creativa nella propria attività freelance: il rischio grande, difatti, è quello di perdere la spinta e di appassire con il tempo. Alcuni suggerimenti sono conosciuti, specialmente per chi lavora in ambito creativo, ma fa sempre bene dare una rinfrescata alle vecchie ricette della nonna. Per chi non le avesse mai lette, sarà una bella scoperta.

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Le Tre Scimmie

Ho iniziato a leggere un libro che Dino Audino Editore ha proposto nella traduzione italiana. Recito il mea culpa prima di trarre in inganno qualcuno: non conoscevo il testo nemmeno nella lingua originale.
Parlo del libro di Jack Heffron, “Il libro delle idee per la scrittura”, che già nelle prime pagine ha conquistato il mio lato procedurale: sono fra quelle persone che, acquistando qualsiasi cosa abbia abbinato un manuale o un libricino delle istruzioni, prima di utilizzarla deve capire come funziona. E qui arriva il bello.
Cosa avrà mai a che fare la creatività nella scrittura con la sterile consultazione manualistica? Il fatto di spiegare come funziona un dispositivo – e in questo caso il processo della scrittura – che solo intuitivamente hai compreso.

Ho finalmente dato un nome alle “scimmie” che mi urlano in testa mentre scrivo – come si legge già nelle prime pagine, con un’immagine che calza alla perfezione -,  e direi che nella mia schiera personalissima non manca nessuno all’appello: il procrastinatore, la vittima, il chiacchierone, la critica, il giudice, l’autore e l’ospite capriccioso.
Per conoscere bene questi menagrami, non vi resta che affondare piacevolmente il naso nel libro.

P.s. La prefazione nell’edizione italiana è di Luca Lorenzetti.

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